Cosa più di un buco su una tela bianca può esprimere il concetto di Essenzialità?
Lucio Fontana (1899-1968) è stato un pittore e scultore che è cresciuto artisticamente in un periodo storico molto intenso: da poco finiva la seconda guerra mondiale, il mondo era straziato da 2 bombe atomiche e dal tubo catodico arrivano le prime immagini dello spazio. Il fatto che il mondo in un soffio poteva cambiare era il sentiment che si respirava intorno a lui. Il “si è sempre fatto così” era stato soppiantato con il bisogno di espandere i propri confini, prima di tutto mentali…
Il ruolo degli artisti da tempo ormai si discostava dal mero scopo di riprodurre ciò che vedevano. Il concetto del bello come puro edonismo era superato e lo stesso concetto di Emozione prendeva una forma diversa, traducendosi in una formula più concettuale: l’artista portava un messaggio, un Manifesto.
La potenza espressiva di Fontana ha dato -nel vero senso del termine- un taglio netto a tutto quello che i dogmi accademici, che pur conosceva bene, avevano imposto e trasmesso fino qui (1949).
Ecco allora che la Tela, nelle mani di Fontana, non è più solo il mezzo su cui esprimere il proprio messaggio, ma bensì diventa l’opera stessa. Nella sua verginità, romperla, perforarla permette di andare oltre e guardarvi attraverso. La luce si riflette su una superficie monocroma e dipinge le sue ombre attraverso i buchi, diventando parte integrante dell’opera. I confini del quadro che costringevano gli artisti ad esprimersi in un’area circoscritta e bidimensionale, vengono così superati recuperando una tridimensionalità fino ad ora mai raggiunta.
Fontana segna l’inizio di un percorso. Non sempre capito, spesso criticato e ancor più spesso deriso: “questo lo sapevo fare pure io…. Sai che artista!”.
Ti suona familiare? Inizi a capire dove vogliamo arrivare?
Proprio come i tagli su una tela bianca, il nostro allestimento, nella sua semplicità, DEVE portare con sé un messaggio per non essere ricondotto a 2 misere piantine e una scritta cuoriciosa Home.
La fenditura su una tela è portatrice (sana) di riflessione: la necessità di allargare il concetto di spazio e tempo che da sempre era costretto alla bidimensionalità di una superficie finita.
Il nostro allestimento, allo stesso modo, fa da megafono al messaggio che vogliamo dare: target, destinazione d’uso di una stanza, dimensioni di un ambiente, potenzialità dell’immobile.
La nostra tela bianca (la casa) non è la quinta su cui ci esibiamo attraverso il nostro allestimento (il colore e il disegno pittorico accademico), ma esattamente l’opposto: è l’opera stessa, è lo scopo.
Senza un messaggio i buchi restano buchi e il nostro allestimento un semplice esercizio stilistico che tutti sono in grado di replicare: che ci vuole a fare un po’ di pulizia e mettere 4 cuscini su un divano?
Questa è per noi la vera essenza del less is more. Questa è la vera essenza dell’Home Staging.
Si ringrazia per il contributo Federica Basalti