Il gusto non è una competenza
“Ho sempre avuto buon gusto.”
È una delle frasi che sentiamo più spesso quando si parla di Home Staging.
E, in fondo, è comprensibile.
Se ami le case, ti interessi di arredamento, riconosci un ambiente ben riuscito e gli altri ti chiedono spesso consigli su colori, mobili e complementi, è naturale pensare che l’Home Staging possa essere una professione adatta a te.
Ma c’è una distinzione importante, che vale la pena fare.
Il gusto può essere un punto di partenza. Non è una competenza professionale.
Avere gusto significa sapere cosa ci piace
Il gusto ha a che fare con la sensibilità, con la cultura personale, con le esperienze che abbiamo accumulato.
Ci sono persone che hanno una naturale attenzione per le proporzioni, i colori, i materiali, le atmosfere.
Altre che hanno costruito questa sensibilità nel tempo.
E altre ancora che semplicemente hanno idee molto chiare su ciò che amano.
Tutto questo è prezioso.
Ma c’è una domanda che un professionista deve sapersi fare:
“Quello che piace a me è davvero ciò di cui questo immobile ha bisogno?”
Ed è qui che il gioco cambia.
Perché un Home Stager non viene chiamato per arredare una casa secondo il proprio gusto.
Viene chiamato per prendere decisioni funzionali a un obiettivo.
La casa non deve piacere all’Home Stager
Sembra una provocazione.
In realtà è uno dei concetti più importanti da comprendere.
L’Home Stager può amare il colore, ma trovarsi davanti a un immobile in cui il colore sarebbe una scelta sbagliata.
Può adorare gli interni minimalisti, ma capire che quella casa ha bisogno di maggiore calore.
Può avere una passione per il vintage, ma sapere che in quel progetto sarebbe fuori contesto.
Può personalmente non scegliere mai un determinato divano, una palette o una composizione.
Eppure scegliere quella soluzione.
Perché?
Perché non sta arredando casa propria.
Sta progettando una comunicazione.
Il vero professionista sa anche rinunciare al proprio gusto
Questa forse è una delle competenze più difficili da sviluppare.
Perché è molto più semplice progettare ciò che ci rappresenta.
Scegliere i colori che amiamo.
Gli arredi che compreremmo.
Le atmosfere in cui ci sentiamo a nostro agio.
È gratificante.
Ed è anche pericoloso.
Quando il gusto personale prende il posto dell’analisi, il progetto rischia di diventare un esercizio di stile.
Può essere bellissimo.
Può essere fotografabile.
Può persino ricevere moltissimi complimenti.
Ma non è detto che sia il progetto giusto per quell’immobile.
Da “mi piace” a “funziona”
Il passaggio dalla sensibilità personale alla professionalità avviene quando impariamo a sostituire una domanda con un’altra.
Non più:
“Mi piace?”
Ma:
“Funziona?”
Funziona per quello spazio?
Funziona per il suo posizionamento?
Funziona per il potenziale acquirente?
Funziona per la percezione degli ambienti?
Funziona nelle fotografie?
Funziona rispetto all’obiettivo del progetto?
Sono domande molto meno istintive.
E proprio per questo richiedono competenza.
L’Home Staging non è una gara di buon gusto
Questo è forse il punto da cui dovremmo partire ogni volta che parliamo di formazione.
L’Home Staging non è una competizione per stabilire chi ha più gusto.
Non vince chi conosce più tendenze.
Non vince chi sa creare l’ambiente più scenografico.
E nemmeno chi riesce a realizzare la casa più simile a quelle che vediamo sulle riviste.
Il lavoro dell’Home Stager è molto più complesso.
Significa analizzare, interpretare, progettare e scegliere.
E significa saper motivare ogni scelta.
Se scegli un colore, devi sapere perché.
Se elimini un mobile, devi sapere perché.
Se sposti un elemento, devi sapere perché.
Se lasci una parete quasi vuota, devi sapere perché.
La differenza tra una scelta professionale e una scelta dettata dal gusto personale spesso sta proprio qui:
nella capacità di spiegare il perché.
E allora il gusto non serve?
Al contrario.
Serve moltissimo.
Ma deve stare al posto giusto.
Il gusto può aiutare a sviluppare una sensibilità estetica.
Può rendere più veloce il riconoscimento di un equilibrio, di una proporzione, di un’atmosfera.
Può alimentare la curiosità e il desiderio di approfondire.
Ma il gusto diventa davvero utile quando incontra metodo, conoscenza ed esperienza.
È lì che una predisposizione può trasformarsi in una competenza.
La professionalità comincia quando smetti di progettare per te
Forse è questo il passaggio più importante.
Diventare professionisti significa imparare a uscire, almeno temporaneamente, dal proprio punto di vista.
Guardare una casa senza chiedersi come la si arrederebbe personalmente.
Guardare un ambiente senza cercare necessariamente di renderlo “bello” secondo i propri parametri.
Guardarlo chiedendosi:
“Qual è la scelta più efficace per questo spazio, per questo immobile e per questo obiettivo?”
A quel punto il gusto non scompare.
Si mette al servizio del progetto.
E questa è una differenza enorme.
Perché avere gusto può farti riconoscere una bella soluzione.
Avere competenza significa sapere quando quella soluzione è davvero quella giusta.
Ed è proprio qui che, per noi, comincia la professione.